domenica 31 dicembre 2017

Il vento


LAURA WITTNER

ANNO

Il vento ha aperto le porte del balcone
e in un istante ha fatto volare per il soggiorno
un fiume di detriti, tutto ciò che è libero
tutto ciò che è appoggiato sulle superfici:
figurine di Cars, trucioli di matita,
bollette, palline di carta crespa,
disegni con e senza dedica,
un adesivo, una graffetta srotolata.
Ruggiva, quel vento, portava una pioggia rabbiosa:
siamo usciti a urlare sul balcone
i miei due figli e io, perché è stato un anno difficile
e pensavo che ce lo meritassimo
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(da L’altezza, 2016)

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Un altro anno che finisce. Possibile che molti di noi si sentano come la poetessa argentina Laura Wittner: quel vento che irrompe dalla finestra e porta la pioggia e scompiglia le carte e gli oggetti sparpagliati per un salotto dove giocano i bambini chiama un grido liberatorio, una invocazione al cielo, al mondo, a tutto perché le cose brutte siano lasciate alle spalle e il nuovo anno sia più sereno.

Auguri a tutti voi, amici che leggete Il canto delle Sirene. Che il 2018 sia prospero e felice!

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Vento

KAREN HOLLINGSWORTH, “LETTURA SULLA SPIAGGIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ancora un anno è bruciato, / senza un lamento, senza un grido / levato a vincere d'improvviso un giorno.
SALVATORE QUASIMODO, Poesie




WittnerLaura Wittner (Buenos Aires, 1967) è una poetessa argentina. Laureata in Lettere, traduce dall’inglese Charles Tomlinson, Kenneth Rexroth, Anne Tyler e Frank McCourt, tra gli altri. È autrice anche di numerosi libri per ragazzi.



Greca



STATISTICHE DEL CANTO DELLE SIRENE PER L’ANNO 2017

VISITE: 184.000 (-20%)

PAGINE VISTE: 326.400 (-23%)

TEMPO MEDIO SUL SITO: 1:38 (-0,6%)


LE DIECI PRINCIPALI CHIAVI DI RICERCA
(escludendo “Il canto delle sirene” e simili):

  1. si vis amari ama 
  2. voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi
  3. haiku autunno
  4. ogni volta che mi guardi nasco nei tuoi occhi
  5. poesie su novembre
  6. tennyson poesie 
  7. apollo e dafne frasi
  8. accade che le affinità d’anima
  9. il poeta è un fingitore
  10. saperti amante e non poterti avere

RECORD DI VISITE: 1.513, il 21 marzo (massimo assoluto)
(il più basso 271 il 24 dicembre)


I POST PIÙ LETTI IN ASSOLUTO NEL 2017

  1. Ciò che la primavera fa con i ciliegi (Pablo Neruda, Giochi ogni giorno con la luce…)
  2. Le affinità d’anima (Eugenio Montale, Ex voto)
  3. I poeti si divertono: Montale (Eugenio Montale, Piove)
  4. Il poeta è un fingitore (Fernando Pessoa, Autopsicografia)
  5. La poesia venne a cercarmi (Pablo Neruda, La poesia)

I POST PIÙ LETTI TRA QUELLI SCRITTI NEL 2017

  1. Il tuo passare (Giacomo Prampolini, Non toccherai le cose)
  2. Che amore fu quello (Vittorio Sereni, La sera invade il calice leggero)
  3. Come il vento (Karmelo C. Iribarren, L’amore)
  4. Che cos’hai di speciale tu (Edna St. Vincent Millay, Il filosofo)
  5. Le porte del mondo (Sandro Penna, Le porte del mondo non sanno)

SITI CHE LINKANO IL BLOG
(cui va Il mio doveroso grazie)

  1. La Poesia di Claudio Malune 705 visite originate (-24%)
  2. Sospensioni molecolari 200 visite (nuovo)
  3. La belle auberge 164 (+10%)
  4. Arazzi e scazzi 82 (-36%)
  5. L'Olivo Saraceno 51 (+50%)

PROVENIENZE DA SOCIAL NETWORK, AGGREGATORI E MOTORI DI RICERCA

  1. Google 97.525 (-26%)
  2. Facebook 6.383 (-31%)
  3. Bing 3.873 (-10%) 
  4. FeedBurner 1.780 (-38%)
  5. Blogger 1.606(-39%)
  6. Yahoo 1.354 (-13%)
  7. Virgilio 310 (-35%)
  8. Google+ 211 (+29%)
  9. Arianna 159 (-53%)
  10. Who’s Amung 1359 (+1.127%)



sabato 30 dicembre 2017

Centenario di Yun Dong-Ju


Di Yun Dong-Ju, poeta coreano nato il 30 dicembre 1917, esiste una sola raccolta poetica, edita nel 1948 con 31 liriche, ampliate a 116 in un’edizione del 1976. Del resto morì a soli 27 anni nel carcere di Fukuoka, probabilmente a causa di esperimenti chimici sui prigionieri. I giapponesi lo ritenevano un esponente del movimento antinipponico durante il periodo di occupazione coloniale e lo arrestarono mentre insegnava inglese all’università di Kyoto. Le sue poesie si riconoscono per l’innocenza della voce poetica, che spesso cede alla nostalgia per la perduta terra natia.

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Yun

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da Cielo, vento, stelle e poesia, 1948

NEVE

La scorsa notte
la neve è caduta spessa:

sui tetti,
sui sentieri, sulle fattorie.
Forse è una coperta
che ci protegge dal freddo.

Ecco perché
cade solo nel gelo dell’inverno.

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PRIMAVERA

La primavera scorre nel sangue come un ruscello,
e sulla riva come un ruscello
forsizie, azalee e fiori di cavolo giallo

Io, che ho sopportato l’inverno,
germoglio come erba

Allodola gioiosa,
volo su ogni solco

Il cielo azzurro
splende lassù

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LA FRASE DEL GIORNO
Con un cuore che canta le stelle, / Amerò tutte le cose morenti. / E camminerò per la strada / Che mi è stata data.
YUN DONG-JU
 




yun-150909-1Yun Dong-ju (Longjing, Cina, 30 dicembre 1917 – Fukuoka, Giappone, 16 febbraio 1945), poeta coreano, è noto per le sue poesie, raccolte in un’antologia postuma, e per la resistenza contro il colonialismo giapponese. Morì nel carcere di Fukuoka, dove stava scontando due anni di detenzione per motivi politici.


venerdì 29 dicembre 2017

Nella bianchissima nebbia


VITTORIO SERENI

NEBBIA

Qui il traffico oscilla
sospeso alla luce
dei semafori quieti.
Io vengo in parte
ove s’infolta la città
e un fiato d’alti forni la trafuga.
Chiedo al cuore una voce, mi sovrasta
un assiduo rumore
di fabbriche fonde, di magli.

E il tempo piega all’inverno.
Io batto le strade
che ai giorni delle volpi gentili
autunno di feltri verdi fioriva,
i viali celesti al dopopioggia.
Al segno di luce si libera il passo
e indugia l’anno, su queste contrade.
S’illumina a uno svolto un effimero sole,
un cespo di mimose
nella bianchissima nebbia.

(da Frontiera, 1941)


È una poesia di strada questa di Vittorio Sereni, scritta in un quartiere prebellico milanese: quella nebbia, come un purgatorio inghiotte tutto lasciando sospesa in sé ogni cosa, come il traffico che sembra galleggiare guidato dai semafori o i rumori industriali che riecheggiano e si perdono nel grigio. La voce poetica cerca così luce nel ricordo, nel pallido sole che forse verrà a forare la nebbia.

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Milano

NEBBIA A MILANO – DA “MILANO NOIR”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’alibi / e il beneficio della nebbia cose occulte /  camminano al coperto vengono verso di me / divergono da me passato come storia  passato / come memoria.
VITTORIO SERENI, Poesie




Vittorio Sereni (Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983), poeta italiano, è il capostipite della variante lombarda del novecentismo poetico, detto “Linea lombarda”. Ufficiale di fanteria, viene fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943. Nel dopoguerra è direttore letterario di Mondadori e cura la prima edizione dei Meridiani.


giovedì 28 dicembre 2017

Centenario di Ricardo Molina


Il poeta spagnolo Ricardo Molina nasceva il 28 dicembre 1917 a Puente Genil, comune all’estremo della provincia di Córdoba. Morì nel capoluogo a soli 51 anni. La sua opera, espressa con il rispetto della parola e della struttura poetica, è caratterizzata da un’interiorizzazione della natura, vista come fonte di salvezza dalla tristezza e dalla vanità, da un forte legame con la sua terra, l’Andalusia, e da una sensualità omoerotica, comune al gruppo della rivista Cántico, di cui fu fondatore.


Molina

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AMAMI SOLO COME AMERESTI IL VENTO

Amami solo come ameresti il vento
quando passa sospirando alle nuvole;
Amami solo come ameresti il vento
che nulla sa dell’anima delle rose,
né degli essere immobili del mondo,
come il vento che passa tra il cielo e la terra
parlando della sua vita con voce che fugge;
amami come il vento estraneo all’esistenza
tranquilla che si apre nei fiori,
estraneo alla terrena
fedeltà delle cose immobili,
come il vento la cui essenza è andare senza scopo,
come il vento in cui gioia e tristezza si confondono,
amami come il vento tremulo e ramingo.

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NON HANNO MAI SAPUTO

Non hanno mai saputo
che ci amammo,
e la fontana che piange
solitaria nell’ombra
non ha mai visto riflettersi la nostra gioia
nella calma dolcezza delle sue onde.
              
Il corridoio sogna con i vecchi ritratti
nelle cornici dorate, con i paesaggi
di caccia invernali,
dove un dolce cervo bramisce perché un cane
conficca furiosamente le zanne
nei suoi lombi schiumanti,
ma il corridoio che dorme dal tempo
di quelle cacce nella Sierra
non ha mai saputo che ci amammo.
              
La sala da pranzo si illumina con i rami
della vite che scala i balconi.
Si profuma in un alito di fruttiere piene
di fragole, di mele e di pere,
e l’antica credenza di mogano si erge
nella severità di cent’anni fa,
ma non ha mai saputo, avvolta nella nebbia autunnale,
che ci amammo.
              
Salivamo ridendo la scala
fino alla bianca colombaia.
Il cortile allora ci sembrava qualcosa di triste.
I raggi tra i vaghi caprifogli
si sarebbero detti uno sciame di api irritate.
L’odore dell’inverno persisteva
nei corridoi abbandonati.
              
L’ombra delle foglie si muoveva sui mobili
coperti della grande sala solitaria.
Sotto quel cielo azzurro di primavera,
in quella colombaia completamente bianca,
soli, tra il frullare e il tubare delle colombe,
nudi e distesi al sole noi ci amammo.

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LA FRASE DEL GIORNO
L’arte è prima di tutto arte, incanto, sensibile piacere, splendore.
RICARDO MOLINA, Cántico, n. 6, Agosto-Settembre 1948




Ricardo Antonio de San Francisco de Sales Molina Tenor (Puente Genil, Córdoba, 28 dicembre 1916 - Córdoba, 23 gennaio 1968),  poeta spagnolo, fu uno dei fondatori del gruppo della rivista Cántico. Fu anche uno dei massimi esperti di flamenco, con lo pseudonimo di Eugenio Solís.


mercoledì 27 dicembre 2017

Ecco un artista


RAINER KUNZE

LA FINE DELL’ARTE

Non devi, disse la civetta al gallo cedrone,
non devi cantare il sole
il sole non ha importanza

Il gallo cedrone
tolse il sole dalla sua poesia

Ecco un artista
disse la civetta al gallo cedrone

E si fece davvero buio

(da Monologo per altri, 1989 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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La morale che emerge da questa specie di favoletta esopica è che l’arte deve essere libera, per definizione. Per questo è invisa ai regimi - si pensi all’“arte degenerata” messa al bando dai nazisti. È il caso anche del regime sotto cui fu costretto a vivere il poeta tedesco Rainer Kunze, quello della Repubblica Democratica Tedesca: la STASI apre un fascicolo su di lui (“influenza in modo negativo alcuni studenti, rendendosi colpevole di gravi errori in campo didattico e pedagogico”, ovvero genera “forti tendenze individualistiche”), lo costringe a lasciare l’insegnamento, gli rende difficile pubblicare in patria. Eppure Kunze, al contrario del gallo cedrone, non ha ceduto alla civetta, ha continuato a lasciare il sole nelle sue poesie: “Mi accusano dell’arcobaleno, / mentre in grandi colori Bianco e Nero / se ne stanno in molte case / della mia città”.

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Van Gogh

VINCENT VAN GOGH, “ULIVI CON CIELO GIALLO E SOLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
La parola è valuta / Quanto più vera, / tanto più forte.
RAINER KUNZE, Vieni col violoncello




Rainer Kunze (Oelsnitz, 16 agosto 1933) è un poeta tedesco. Cresciuto nella Repubblica Democratica fu ostacolato dal regime per le sue idee liberali: lasciò l’insegnamento e fu costretto a dedicarsi a lavori manuali. Nel 1977 si trasferì nella Repubblica Federale, a Passau, dove tuttora vive.


martedì 26 dicembre 2017

Sola nella neve


INGER CHRISTENSEN

SE RESTO IN PIEDI

Se resto in piedi
sola nella neve
è chiaro
che sono un orologio

Come potrebbe altrimenti l'eternità
trovare la sua strada?

(da Luce, 1962)


È la poesia che apre “Luce”, la prima raccolta della poetessa danese Inger Christensen: prende in prestito un’opera di Marc Chagall, “Orologio con ala blu” e la rilegge alla luce della sua poesia sperimentale, che sfocerà nel 1981 in “Alfabeto”, uno schema poetico basato sulla sequenza di Fibonacci. Ma qui, la giovane Inger è più interessata alla conoscenza di sé, al ruolo del linguaggio e alla sua percezione: “Dimmi / che le cose / parlano il loro / chiaro linguaggio”.

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clock-with-blue-wing-1949

MARC CHAGALL, “OROLOGIO CON ALA BLU”, 1949

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LA FRASE DEL GIORNO
Nel minuscolo universo linguistico che si crea in una poesia, parole e immagini si susseguono l’una all’altra così da vicino che tutto viene in superficie
INGER CHRISTENSEN




Inger Christensen (Vejle, 16 gennaio 1935 – Copenaghen, 2 gennaio 2009) poetessa, scrittrice e saggista danese, è stata più volte candidata al Nobel. Le sue poesie, passate dal modernismo allo sperimentalismo, esplorano temi sociali ma vertono particolarmente su temi filosofici.



lunedì 25 dicembre 2017

Per Natale


VIVIAN LAMARQUE

REGALI DI NATALE

Per Natale ti faccio i seguenti regali due punti
caramelle svizzere per quando hai la tosse forte da far paura
che non mangerai mai
filtri per quando fumi che butterai dalla finestra
un bicchiere piccolo per bere di meno figuriamoci
dei gettoni per telefonarmi una sera da un bar
una bugia di terracotta per quando avremo buio
una piccola spada perché sei il mio amore pericoloso
e poi anche un pezzetto di me quale vuoi?

(da Poesie 1972-2002, Mondadori, 2002)

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Sono tutti regali apparentemente inutili, almeno i primi, in questo climax discendente che disegna la poetessa trentina Vivian Lamarque. Poi arriva quell’ultimo, quel “pezzetto di me” apparentemente gettato lì: eppure è il più importante, perché è facile regalare cose ma più difficile donare se stessi, sebbene sia proprio questo il vero significato di un regalo, dare una parte di sé.

Buon Natale a tutti, amici lettori del Canto delle Sirene. Passate una bella giornata con le persone che amate.

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Regali

FOTOGRAFIA © STOCKLAND

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LA FRASE DEL GIORNO
È il Natale nel cuore che infonde il Natale nell'aria.
WILLIAM THOMAS ELLIS




LamarqueVivian Comba Provera Pellegrinelli Lamarque (Tesero, 19 aprile 1946) è una scrittrice, poetessa e traduttrice italiana dal francese. Di origini valdesi, ha insegnato italiano agli stranieri e nei licei. Ha ottenuto il Premio Viareggio, il Premio Montale, il Pen Club e, per le fiabe, il Premio Rodari e il Premio Andersen.


domenica 24 dicembre 2017

Gigli di pace e d’amore


ADA NEGRI

RITORNO PER UN DOLCE NATALE

Disse la madre: Lasciate socchiusa la porta, ch'egli verrà.
Fu lasciata socchiusa la porta: egli entra, disceso dall'eternità.
Per strade di neve e di fango gli fu guida la stella in cammino
nei cieli sol quando rinasce, dentro una stalla, Gesù Bambino.
Riaccosta l'uscio in silenzio, appende in silenzio il gancio al mantello
(fiori e bruciacchi di shrapnel nella divisa ridotta un brandello:
ma ben calca sugli occhi l'elmetto, che la fronte non  sia veduta,
e siede, al suo posto, nel cerchio della famiglia pallida e muta.
-Mamma, perché non ti vedo la veste di raso dal gaio colore?
- È in fondo all'armadio, è in fondo all'armadio:
domani la metto, mio dolce amore.
- Babbo, perché così curvo, perché tante rughe intorno ai tuoi occhi?
- Son vecchio, ormai: vecchio e stanco; ma tutto passa, se tu mi tocchi:
- Sorellina dal piede leggero, perché un nastro nero fra i riccioli biondi?
- T'inganni, ha il colore del cielo, ha il colore dei mari profondi.
Intanto, dalle campane della Messa di Mezzanotte
gigli e gigli di pace e d'amore fioriranno nella santa notte.
Ed ecco al "Gloria" drizzarsi nell'alta e sottile persona il soldato,
togliendo dal capo l'elmetto, piamente, con gesto pacato.
Scoperta arderà in mezzo alla fronte l'ampia stimmate sanguinosa:
corona di re consacrato, fiamma eterna, divina rosa.
Ma sotto il diadema del sangue egli il capo reclinerà
come chi nulla ha dato, come chi nulla avrà.

(da I canti dell’isola, Mondadori, 1924)

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C’è qualcosa di speciale in queste giornate natalizie: l’atmosfera, quella che viene definita la “magia del Natale”, quell’aura spirituale che fa credere che tutto sia possibile, che possano verificarsi eventi soprannaturali - dai fantasmi del Canto di Natale di Charles Dickens all’affannosa ricerca dello spirito natalizio in un celebre racconto di Dino Buzzati. Dal poeticamente fertile soggiorno sull’isola di Capri arriva questa poesia di Ada Negri, che ricorda un altro celebre racconto di Buzzati, Il mantello. Siamo nelle celebrazioni per il centenario della Prima guerra mondiale e questi versi, questa tematica sono dunque molto pertinenti per quanto la guerra e il messaggio natalizio si trovino su due poli opposti: eppure, c’è anche il Natale di chi non può celebrare la festa, come le famiglie di quei ragazzi mandati a morire sull’Ortigara, sul Piave, sul Carso, sull’Isonzo, ma anche sulla Marna, nelle pianure di Ypres, nell’inferno di neve della Russia, a Okinawa, nelle risaie del Vietnam, nelle sabbie dell’Iraq. “Chi nulla ha dato, chi nulla avrà”.

Buon Natale, lettori del Canto delle Sirene: vi auguro gigli di pace e di amore...

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post-xmas

CARTOLINA DELL’ESERCITO AMERICANO, 1917

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LA FRASE DEL GIORNO
A tutti i bambini del XX secolo, a coloro che sono malati, a coloro che ancora si muovono a carponi e indossano dei pannolini o a tutti quelli che camminano con un bastone e si pettinano la barba. Questa è la meravigliosa magia di Natale. I più poveri hanno una forza speciale. L'umiltà è la virtù dei forti. Che sia un felice Natale per ognuno di loro.
ROD SERLING, Ai confini della realtà, Stagione 1, episodio 11




Ada_Negri

Ada Negri (Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945), scrittrice proveniente dalle classi operaie, insegnante a Motta Visconti, predilesse tematiche a sfondo sociale, su cui con il tempo prevalsero i sentimenti e il ricordo. Unica donna ammessa all’Accademia d’Italia, fu candidata due volte al Nobel.


sabato 23 dicembre 2017

Per un miracolo


IOSIF BRODSKIJ

NATALE 1993

Per un miracolo, quali gli ingredienti? Il vello
del pastore, un pizzico appena di presente, un briciolo
di ieri, e alla manciata del giorno che verrà aggiungi
a occhio una fetta di cielo più quell’assaggio di pura vastità.
E si compie il miracolo. Perché i miracoli,
attratti dalla terra, serbano gli indirizzi,
anelando talmente a svolgere la prescritta funzione
da giungere a destinazione perfino nel deserto.
E se vai via di casa – accendi, al momento
del commiato, le quattro candele di una stella
perché illumini un mondo vuoto di realtà,
mentre ti segue con lo sguardo per l’eternità.

(da Poesie di Natale  Adelphi, 2004 – Traduzione di Anna Raffetto)

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Il poeta russo Iosif Brodskij iniziò nel 1962 a scrivere una serie di poesie sul Natale e sul Capodanno. Con il passare degli anni però al centro della sua attenzione si è posta la Natività, come un miracolo per superare il vuoto della realtà: “Il mondo attorno non contava, / né la tormenta che monotona ululava, / o che nella bucolica magione stessero / allo stretto e per loro non ci fosse altro tetto.// Intanto erano insieme. / E in tre per giunta, la cosa principale, / da ora avrebbero spartito in modo eguale / i doni almeno, nonché cibo e imprese”.

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Gherardo

GHERARDO DELLE NOTTI, “NATIVITÀ”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma basta immaginarlo con la mente, / e dal nulla, di colpo un guizzo luminoso. / Deve saperlo Erode che quanto più è potente, / tanto più certo, ineludibile è il prodigioso evento.
IOSIF BRODSKIJ, Poesie di Natale




Iosif Aleksandrovič Brodskij (Leningrado, 24 maggio 1940 – New York, 28 gennaio 1996), poeta, saggista e drammaturgo russo naturalizzato statunitense, fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1987 e nel 1991 fu nominato poeta laureato degli Stati Uniti. Arrestato dal regime sovietico nel 1964 per “parassitismo”, fu costretto ai lavori forzati e successivamente all’esilio negli Stati Uniti. È sepolto nel cimitero di Venezia.


venerdì 22 dicembre 2017

Donna seduta seminuda


ELAINE FEINSTEIN

AFGANO

Il mio tassista ieri era un afgano
Che vive a Londra da diversi anni.
Quello che più gli manca, ha spiegato, è
La sensazione che quel che fa importi a qualcuno.
Non ci sono guadagni.

I suoi vicini a stento provocano in lui più
di un guizzo di vergogna o di occasionale adrenalina.
È in esilio. Stasera sono sola,
Semplicemente una donna seduta seminuda
in una camera da letto di Edward Hopper.

(da Talking to the Dead, 2007)

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Il tassista afgano e la donna bianca: entrambi alla fine in questi versi della poetessa britannica Elaine Feinstein condividono il malessere della società in cui vivono: l’incomprensione dell’uno, la sua non omologazione in un sistema che brucia in fretta ogni cosa, e la solitudine dell’altra, tanto da divenire figura da dipinto di Edward Hopper, assorta nei pensieri, svestita, in attesa di non sa neppure lei cosa.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “ELEVEN A.M.”

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LA FRASE DEL GIORNO
La gente sembra aver bisogno di poesia: rende più ricca la nostra vita ordinaria.
ELAINE FEINSTEIN




FeinsteinElaine Feinstein (Bootle, 24 ottobre 1930), è una poetessa, scrittrice, drammaturga e traduttrice inglese. Ha realizzato sceneggiature per la BBC e ITV. La sua poesia è stata influenzata dagli Oggettivisti e dai Poeti Black Mountain. Al centro dei suoi versi appaiono spesso la gente e gli affetti familiari.


giovedì 21 dicembre 2017

Centenario di Heinrich Böll


Il 21 dicembre 1917 nasceva a Colonia lo scrittore tedesco Heinrich Böll. Famosissimo per i suoi romanzi – “E non disse nemmeno una parola” le “Opinioni di un clown” su tutti - tanto da essere stato premiato con il Nobel come “rinnovatore della letteratura tedesca”, Böll si sentiva poeta – non a caso la sua lettura per il Nobel si intitola “Un saggio sulle ragioni della poesia”, sebbene vi sia una sua sola raccolta: molte poesie le distrusse, come raccontò in un’intervista a Die Zeit, altre le pubblicò sotto pseudonimo. Perché – come da lettura per il Nobel, “Resterà sempre qualcosa di inesplicabile (anche “di segreto” si potrebbe dire bene), rimane e rimarrà un'area, per quanto minuscola, in cui la ragione delle nostre origini non penetrerà, perché si imbatte nella finora inspiegabile ragione della poesia e dell’arte dell'immaginazione, la cui incarnazione rimane elusiva come il corpo di una donna, di un uomo o anche solo di un animale”.

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Boll 1

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LA MIA MUSA

La mia musa sta sull’angolo della via
dà a ciascuno quasi per niente
ciò che io non voglio
quando è allegra
mi regala ciò che vorrei
rare volte l’ho vista allegra.

La mia musa è una suora
nella casa oscura
dietro doppie inferriate
mette presso il suo Diletto
una buona parola per me.

La mia musa lavora in fabbrica
quando ha finito di lavorare
vuol andare a ballare con me
ma io
non finisco mai di lavorare.

La mia musa è una vecchia
mi picchia sulle dita
strilla con bocca coriacea
è inutile matto
matto è inutile

La mia musa è una donna di casa
non biancheria
nell’armadio ha parole
Raramente ne apre le ante
e me ne porge una.

La mia musa ha la lebbra
come me
ci baciamo via la neve
dalle labbra
ci dichiariamo mondi

La mia musa è tedesca
non mi dà alcuna protezione
solo se mi bagno nel sangue del drago
mi posa la mano sul cuore
così resto invulnerabile

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DA’ L’ALLARME

a Ulrich Sonnemann

Da’ l’allarme
raduna i tuoi amici
non
quando urlano le iene
non
quando ti gira intorno lo sciacallo
o quando
abbaiano i cani da guardia
non
quando il bue aggiogato
fa un passo falso
o il mulo inciampa all’argano
da’ l’allarme
raduna i tuoi amici
quando i conigli mostrano i denti
rivelando la loro ferocia
quando i passeri scendono all’attacco
in picchiata
Da’ l’allarme

(da Poesie, Einaudi, 1974 – Traduzione di Italo Alighiero Chiusano)

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono un clown, e faccio collezione di attimi.
HEINRICH BÖLL, Opinioni di un clown




BollHeinrich Böll (Colonia, 21 dicembre 1917 – Langenbroich, 16 luglio 1985), scrittore, tedesco, è stato insignito con il Premio Nobel per la Letteratura 1972. Tra i suoi romanzi “Opinioni di un clown”, “E non disse nemmeno una parola”, “Foto di gruppo con signora”, “L’onore perduto di Katharina Blum”.


mercoledì 20 dicembre 2017

Centenario di Gonzalo Rojas


Il 20 dicembre 1917 nasceva a Lebu il poeta cileno Gonzalo Rojas, passato da un’iniziale adesione al Surrealismo ad essere parte della Generazione del ‘38. Le sue raccolte poetiche formano un lungo filo che riporta spesso l’orologio a liriche più antiche e le trasfigura in una nuova visione. Di lui scrive Marcelo Coddou: “Nella poesia di Rojas ci sono molte tematiche, ma quella centrale è una sola: Eros e Thanatos nella configurazione della poiesis” e questo, al fine di leggervi “la profonda parentela tra le cose”.

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Rojas

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da Oscuro, 1977

LATINO E JAZZ

Leggo il mio Catullo e ascolto Louis Armstrong, lo riascolto
nell’improvvisazione del cielo, volano angeli
nel latino augusto di Roma con le trombe liberissime e lentissime,
in un accordo già senza tempo, in un brusio
di vene e di petali per condurmi nel torrente con le onde
che escono da questa sedia, da questo tavolo, da questa materia
che siamo io e il mio corpo in questo istante
in cui ormeggio la raffica di queste sillabe.

È il parto, l’apertura del sonoro, il bagliore
del movimento, impazzito il circolo dei sensi, l’improvviso
esplodere di questo aspro aroma di sangue sacrificale: Roma
e Africa, l’opulenza e il battito, il fascino
dell’ozio e il colpo amaro dei remi, la frenesia
e lo sfacelo degli imperi, vaticinio
o rantolo: questo è il jazz,
l’estasi
prima del crollo, Armstrong; questa è l’estasi,
Catullo mio,
Thanatos!

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L’INIZIO E LA FINE

Quando apro nelle cose la porta di me stesso:
chi ruba il mio sangue, quello vero?
Chi mi scaglia nel vuoto
quando respiro? Chi
è il mio carnefice dentro me?

Oh Tempo. Volto molteplice.
Volto moltiplicato per te stesso.
Vieni dalle origini della musica. Vieni
dal mio pianto. Strappati la maschera che ride.
Aspetta che ti baci, convulsiva bellezza.
Aspettami alla porta del mare. Aspettami
nella cosa che amo eternamente.

1940

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da Lettore disoccupato, 1990

TRE ROSE GIALLE

1) Sai come scrivo quando scrivo? Remo
nell’aria, chiudo
le tende del cranio-mondo, remo
paragrafo dopo paragrafo, ripeto il numero
XXI egiziano, per vedere
se ci arrivo cantando, i piedi levati
verso le stelle,

                              2) dall’aria colgo
tre bellissime rose gialle, vibro
in questa trasfusione, entro
aquila nella donna, serpente e aquila,
colomba e serpente per non parlare
di altri animali aerei che sorgono da lei: bellezza,
pelle, fianco, pazzia,

                                   3) segno
gioioso che pioverà, assira mia,
lo dico al lenzuolo
bianco della pagina, so di certo
che pioverà,
                   Dio stesso
che lo sapeva, lo fece in sette giorni.

Qui inizia allora l’altra forma dell’acqua.

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da Rio Turbio, 1996

CARMEN CARMINIS

- Scusi, per favore, dove si fabbricano qui i versi con
l’Ellade e la lussuria
in modo che vibrino trasparenti?
                                       - Due
case più avanti passato quello spiazzo
dove si vede un’altra piazza con
dalie originali del tempo, qui
tenga la sinistra svoltando
dopo il ponte
del quale non resta traccia, proprio lì a un metro
c’è una falegnameria: da lì
- arterie e marmo, slanciata, i piedi
nudi – tremila anni fa uscì la ragazza,
che non è morta.

Questo mi disse personalmente il mio Catullo a Sirmione
nel ‘95, sul lago di Garda.

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LA FRASE DEL GIORNO
La parola poetica è un viaggio al fondo dell’ignoto (il nuovo?).
GONZALO ROJAS, Revista Chilena de Literatura, n. 30, Novembre 1987




gonzalo_rojasGonzalo Rojas Pizarro (Lebu, 20 dicembre 1917 – Santiago del Cile, 25 aprile 2011), poeta cileno, fu professore universitario a Concepción, ottenendo anche diversi incarichi diplomatici. In seguito al golpe di Augusto Pinochet si rifugiò nella Germania Est e, più tardi, a Caracas, dove insegnò fino al rientro in patria, nel 1980.


martedì 19 dicembre 2017

Le stelle della poesia


C.K. STEAD

QUESTO TEMPO

Queste sono le stelle della poesia
Troppo belle per essere vere
Sulle colline
E nella baia colma fino al limite.

E questa, l’ultima moneta
Il morto scambio –
Il silenzio.

Hai svitato le orecchie?
Le hai messe a posto per bene?
No. Sturale.
Non sei spirito.
Ascolta.
La rugiada si raccoglie sul bordo e
Gocciola. Gocciola
sulle foglie brinate.

Ogni minuscolo
cristallino vocabolo
parla del tempo.

Contali.
Considerarti fortunato.

(da Crossing the bar, 1972)

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Un paesaggio naturale – lo immaginiamo splendido come ve ne sono nella lontanissima Nuova Zelanda, patria del poeta C. K. Stead. E la poesia è in quel paesaggio, è come quel paesaggio: come gli occhi e le orecchie avvertono la bellezza naturale e la melodia dei suoni, sta a noi cogliere ogni più piccolo vocabolo come parte della poesia, comprenderne il significato.

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Nuova Zelanda

FOTOGRAFIA © IRFAN SHAHID

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LA FRASE DEL GIORNO
Penso che scrivere una poesia sia porsi all’interno del momento - un'azione più completa, intuitiva e misteriosa del semplice pensare.
C. K  STEAD





C-K-SteadChristian Karlson "Karl" Stead (Auckland, 17 ottobre 1932) è uno scrittore neozelandese: la sua opera comprende romanzi, poesia, racconti brevi e critica letteraria. Professore d’inglese all’Università di Auckland, si ritirò nel 1985 per dedicarsi interamente alla scrittura.


lunedì 18 dicembre 2017

La due cavalli


JOAN MARGARIT

FARI NELLA NOTTE

Io cerco di sedurti nel passato
Le mani sul volante e questa luce
da night-club del cruscotto – fantasia
d’inverno – con te mi fanno ballare.
Dietro me, come un autoarticolato,
il mattino lampeggia con i fari.
Non lo guida nessuno e mi sorpassa,
però adesso io e te viaggiamo insieme
e l’auto può essere la due cavalli
degli anni Sessanta presso Parigi.
"Je ne regrette rien" canta Edith Piaf.
Abbasso il finestrino, entra la notte
fredda dell’autostrada, e il passato
si para davanti, velocemente:
passa e abbaglia, non abbassa le luci.

(da Le ragioni del lupo, 1993)

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Memorie che si affollano in un viaggio notturno in autostrada in questi versi del poeta catalano Joan Margarit: il passato può apparire vicino, può sembrare ripetere le sue emozioni ma non è che un’illusione, un fallace abbagliamento dei sensi così come le automobili che transitano sulle altre carreggiate offuscano il nostro sguardo con i loro fari potenti.

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Fari

FOTOGRAFIA © PEXELS

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è una specie di partitura, aperta a molte possibili interpretazioni
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JOAN MARGARIT, Nuove lettere a un giovane poeta




Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938) è un poeta, architetto ed ex professore catalano. Si definisce poeta bilingue catalano/castigliano, disdegna le correnti poetiche e considera il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.



domenica 17 dicembre 2017

Il raccoglitore di versi


DURS GRÜNBEIN

ENDIMIONE

Lì se ne va, il raccoglitore di versi, il perdigiorno
dell’universo. Non rivela perché lo guidi
il suo senso intimo per lo sfavillio.
È positivo, assoluto nei riguardi della luna,
questa butterata alleata dell’universo.
Quel che si dice di lei, lo lascia indifferente.
È ritornato, ora scopre sulla terra
i crateri e i deserti. Nel suo eremitaggio tiene
la porta aperta, vive in incognito, rivolto a tutto.

(da Poesia, n. 332, Dicembre 2017 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Il mito di Endimione, nella sua principale tradizione, quella citata da Apollonio Rodio e dal Fedone di Platone, lo raffigura come un pastore amato da Selene, ovvero la Luna, che chiede a Zeus di conservargli un’eterna giovinezza per poter discendere sulla terra ogni notte a baciarlo. È questo l’Endimione protagonista dei versi eleganti, perspicaci ed evocativi del poeta tedesco Durs Grünbein.

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Hans_Thoma_Endymion_1886

HANS THOMA, “ENDIMIONE”, 1886

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LA FRASE DEL GIORNO
Il sole ci dà la luce, ma la luna ci dona l'ispirazione. Se guardate il sole senza proteggervi gli occhi, diventerete ciechi. Se guardate la luna e non vi coprite gli occhi, diventerete poeti
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SERGE BOUSCARD




Durs GrünbeinDurs Grünbein (Dresda, 9 ottobre 1962) è uno scrittore tedesco, considerato uno dei massimi poeti e saggisti della Germania post-unificazione. Ha studiato teatro presso l'Università Humboldt di Berlino. Dopo aver trascorso un breve periodo a New York, attualmente vive a Roma.


sabato 16 dicembre 2017

Un sasso nella neve


KO UN

IL CANTO DEL COLORE BIANCO

Una vita.
Sogna un'altra vita.
Nella tarda primavera, quando i fiori palpitando
aspettano la luna,
una vita
somiglia a un'altra vita.
Nelle notti d'estate, quando i campi di grano saraceno
aspettano la luna,
una vita
seppellisce un'altra vita.
È inverno
la neve che ormai scende fitta
attende con tutta se stessa la luna.

Getto un sasso.
Quel sasso finisce nella neve.
Una nuova vita ha inizio.

La luna è sorta in un baleno.

(da L’isola che canta, Lietocolle, 2009 – Traduzione di Vincenza D’Urso)

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Il bianco è il colore simbolo della purezza, della libertà, della pulizia. È il colore che contiene tutti gli altri e, riflettendo la luce, respinge ciò che è negativo. Tutte queste simbologie traspaiono dal canto del poeta sudcoreano Ko Un.

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SONY DSC

FOTOGRAFIA © JOE STEINBRING

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho visto / lo scintillio della luce fosforescente e il suo nascondersi, / simili allo sguardo che unisce la madre e il suo neonato.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.


venerdì 15 dicembre 2017

La gatta con le piume in bocca


MARY OLIVER

IO SONO QUELLA

Io sono quella
Che prese la tua mano
Quando me la offristi.

Io sono la promessa di un vuoto
Che si rivolta.
Anche gli alberi sorridevano.

Io ero sempre l’uccello
Che volava via tra i rami.
Ora

Sono la gatta
Con le piume
In bocca

(da Uccello rosso, 2008)

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Questi versi fanno parte di una suite intitolata “Undici versioni della stessa poesia”. Quindi sapere che le altre hanno titoli quali “Sono perduta?”, “Non voglio vivere una piccola vita”, “Tu c’eri, ed era come primavera”, “Dove sei?” fornisce una chiara chiave di lettura: la poetessa statunitense Mary Oliver aveva l’amore e l’ha perduto – questo è lontano, ha “una vita cortese e intelligente”, e un’anima “della quale mi curo più della mia”, e quello è il suo “grande dono”.

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Due o tre volte nella mia vita ho scoperto l'amore. / Ogni volta sembrava risolvere tutto. / Ogni volta risolveva molte cose, ma non tutto. / E mi ha lasciato grata come se avesse davvero risolto tutto.
MARY OLIVER, Uccello rosso




Mary Oliver (Maple Heights, Ohio, 1935), poetessa statunitense, vincitrice del National Book Awards 1992 e del Premio Pulitzer 1984, è autrice di 32 raccolte poetiche e di quattro saggi sulla poesia. Il New York Times l’ha definita “Di gran lunga, la poetessa di questo paese che ha venduto di più”.


giovedì 14 dicembre 2017

Centenario di Tove Ditlevsen


Il 14 dicembre 1917 nasceva a Vesterbro, quartiere di Copenaghen, la poetessa e scrittrice danese Tove Ditlevsen. Delusa da numerosi matrimoni falliti, in preda a diffuse psicosi che provava a combattere con l’uso di droghe, soggiornò in un ospedale psichiatrico. Nel 1976 decise di porre fine alla sua vita con un cocktail di barbiturici. Lontana da ogni gruppo letterario, le sue opere poetiche e narrative riflettono la solitudine della vita nel suo quartiere proletario e naturalmente il disagio psichico, che si riflette come insicurezza e ansia nella vita amorosa.

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Tove Ditlevsen

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CORRUSCHE LANTERNE

Nella lunga notte oscura dell'infanzia
ardono piccole lanterne corrusche
come tracce di memoria rimasta,
mentre il cuore infreddolito fugge.

Qui splende il tuo selvaggio amore
in notti nebulose sperduto,
e tutto ciò che poi hai amato e cercato
ha i confini che la volontà pone.

Il primo dolore ha un gracile lume
come una lacrima che freme nell'universo:
soltanto esso vuole essere accanto al tuo cuore,
quando ogni altro dolore è ammutolito.

In alto, come una stella di notte primaverile,
arde la tua felicità infantile,
che tu poi hai inseguito, ma soltanto l'hai trovata
nella sua ombra errante di estate di San Martino.

Hai preso con tè la tua fede per sì lungo tratto,
per questo era la prima e l'ultima cosa:
ora essa se ne sta a bruciare un posto nel buio
dove non c'è più nulla da perdere.
E questi e quello ti viene accanto,
che però mai del tutto può capirti:
hai posto la tua vita sotto luci di lanterne,
e nessuno in seguito ti potrà raggiungere.

(da Corrusche lanterne, 1947 - Traduzione di Renzo Pavese)

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ALLORA PRENDI IL MIO CUORE

Allora prendi il mio cuore,
ma prendilo delicatamente, prendilo dolcemente,
il rosso cuore... ora esso è tuo.

Batte così sereno, batte così in sordina,
perché ha amato e sofferto,
ora è calmo... ora esso è tuo.

E può essere ferito, può venir meno,
può dimenticare e spesso dimenticare,
ma mai dimenticare che è tuo.

Era così forte e orgoglioso, il mio cuore,
dormiva e sognava nella passione e nel gioco,
ora può essere schiacciato... ma soltanto da te.

( da Piccolo mondo, 1942 – Traduzione di Renzo Pavese)

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LA FRASE DEL GIORNO
Ci sono due uomini nel mondo, che / costantemente m’incrociano la strada, / l’uno è colui che io amo, / l’altro è colui che mi ama.
TOVE DITLEVSEN, Piccolo mondo




tove-ditlevsenTove Irma Margit Ditlevsen (Copenaghen, 14 dicembre 1917 – 7 marzo 1976), poetessa e scrittrice danese, pubblicò 29 opere di poesia, narrativa e memorie in cui sono rappresentate la povertà, l'ingiustizia, i soprusi sull'infanzia, la condizione femminile.



mercoledì 13 dicembre 2017

Qualcosa di bianco


BORIS PASTERNAK

NON CI SARÀ NESSUNO A CASA

Non ci sarà nessuno a casa,
tranne il crepuscolo. Il solo
giorno invernale in un trasparente spiraglio
di cortine non accostate.

Solo di bianchi biòccoli bagnati
il rapido aleggiante balenìo.
Solo tetti, neve e tranne
i tetti e la neve, nessuno.

E di nuovo arabeschi intesserà la brina,
e di nuovo mi domineranno
lo sconforto dell’anno passato
e le vicende di un altro inverno.

E mi schermiranno di nuovo per una
colpa non ancora perdonata
e una fame di legna avvinghierà
la finestra lungo la crociera.

Ma inaspettatamente per la tenda
scorrerà il trèmito di un’irruzione.
Misurando coi passi il silenzio,
come l’avvenire tu entrerai.

Tu apparirai sulla soglia, indossando
qualcosa di bianco senza stranezze,
qualcosa proprio di quelle stoffe
di cui si cuciono i fiocchi di neve.

1931

(da Poesie, Einaudi, 2009 - Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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Una sinfonia in bianco, una di quelle che tanto piacciono al poeta russo Boris Pasternak: un bianco declinato in tutte le sue sfumature, dal colore di perla del crepuscolo invernale al lattiginoso bianco della neve, al bianco cristallino del ghiaccio, a quello etereo delle tende e del vestito della donna che appare come uno spettro, come un auspicio per il futuro, la donna vista ancora una volta come suprema forza della natura: “l’orma del poeta è solo l’orma / delle sue tracce, nulla più”.

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Neve

ILLUSTRAZIONE © ANNAWEB

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LA FRASE DEL GIORNO.
Anche la vita è un istante soltanto, / solo un dissolversi / di noi stessi negli altri / come in dono.
BORIS PASTERNAK




PasternakBoris Leonidovič Pasternak (Mosca, 10 febbraio 1890 – Peredelkino, 30 maggio 1960),  poeta e scrittore russo, è universalmente noto per il suo primo e unico romanzo, Il dottor Živago. Insignito del Nobel per la Letteratura nel 1950, fu costretto dal regime sovietico a rifiutare il premio.


martedì 12 dicembre 2017

Giochi di nuvole e d’azzurro


PAUL ÉLUARD

BISOGNA PROPRIO CREDERCI

I giochi di questi bambini curiosi che sono i nostri
Giochi semplici che incantano i loro occhi
Pieni di una febbre che li avvicina e li allontana
Dal mondo in cui sogniamo di far posto agli altri

I giochi di nuvole e d’azzurro
Di cortesie e di scorribande alla stregua di un cuore futuro
Che non avrà mai colpe
Gli occhi di questi fanciulli che sono i nostri occhi di un tempo

Avremmo incanti quanti mai ne ebbero le fate.

(da Ultime poesie d’amore, 1965)

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L’amore profondo ma leggero, semplice come un gioco di bambini, quel sentimento che in fondo è l’amore universale: è quello che risalta in tutto il corpus poetico di Paul Éluard (1895-1952): “E’ vero, mi sento al centro del mondo /  quando sono dentro il tuo abbraccio, / per questo ho paura di inciampare un giorno nella tua assenza. / (…) / Nel presente, / quando ci teniamo per mano, / quella casa che non abbiamo / è ovunque, / è il mondo”.

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MARC CHAGALL, “SOPRA LA CITTÀ”, 1918 - MOSCA, GALLERIA TRETYAKOV

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LA FRASE DEL GIORNO
Sai, tu sei sogno e donna e tenerti stretta a me significa condividere il vento e i fiori e gli oceani e i monti e i giorni e le notti
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PAUL ÉLUARD, Ultime poesie d’amore




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista.



lunedì 11 dicembre 2017

Tra le foglie secche


JOSÉ ÁNGEL VALENTE

IL VOLO

Cuore, ora non hai il volo
che ti portava sulle più alte vette.

Batti, strisciando, tra le foglie secche
del giallo autunno.

Fino a quando sarai la segreta larva di te?

Tornerai a nascere un mattino,
respirando la freschezza dell’aria
dove c’è un uccello?
                                               Lo senti?

Canta lassù, sulle cime,
come te, come allora.

Batti soltanto, rifugiato nel buio.

All’uccello che fosti dedicherai questo canto.

(da Frammenti di  un libro futuro, 2000)

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Anche l’autunno sta per finire, e con il solstizio d’inverno ci si avvicinerà un po’ di più alla luce. La tristezza di questo periodo così grigio e freddo è ben espressa dal poeta spagnolo José Ángel Valente (1929-2000). Anche il cuore poetico sembra voler cadere in letargo, incapace di volare sulle alte vette dell’immaginazione. Rimane lì, nel buio, in attesa della resurrezione di un mattino di primavera.

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Volo

FOTOGRAFIA © 733215/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Con le mani si formano le parole, / con le mani e la loro concavità / si formano fisicamente le parole / che non sapremmo dire.
JOSÉ ANGEL VALENTE




ValenteJosé Ángel Valente (Orense, 25 aprile 1929 - Ginevra, 18 luglio 2000) fu un poeta, saggista e traduttore spagnolo. Accostato al Gruppo poetico dei ‘50, dal 1966 evolve verso una poesia più esistenziale e influenzata dalla mistica.


domenica 10 dicembre 2017

Parole per il tuo udito


JORGE ROJAS

SCHERZO

Ascolta, non c’è bisogno che te lo dica
per telefono,
ad ogni modo sono parole
per il tuo udito.

Ti amo.

Perché siamo così?

Mentre tu annusi una rosa
io sorseggio vino.

Perché siamo così
uguali entrambi
nella pienezza del nostro destino.

Mi ami come sono
altrimenti sbaglieresti.

Ti amo, e sbaglio
e torno ad amarti.
Come ti amo!

(da Prigione d’amore, 1976)


Gioca con l’ironia sin dal titolo il poeta colombiano Jorge Rojas: eppure affonda, va in profondità e, anche ridendo e scherzando, porta a termine compiutamente questa dichiarazione d’amore, a dispetto del superficiale divertimento che vuole far apparire.

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Fabian Pérez

FABIAN PÉREZ, “TELEFONO NERO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sta il nostro amore / gioendo di se stesso / allo stupore di un momento / non sognato. Vissuto.
JORGE ROJAS




jorge_rojasJorge Puñetas Rojas (Santa Rosa de Viterbo, 20 novembre 1911 - 1995). Scrittore colombiano, avvocato, fondò il gruppo Piedra y cielo (1939) e patrocinò la pubblicazione di quaderni con lo stesso nome. Tra i suoi ispiratori  Juan Ramón Jiménez e Pablo Neruda.



sabato 9 dicembre 2017

Il cammino dei fiori


YEHUDA AMICHAI

VEDI, PENSIERI E SOGNI

Vedi, pensieri e sogni in un intrico
di fili ci ravvolgono, in una rete mimetica,
e né Dio né i caccia in ricognizione
potranno mai sapere
ciò che vogliamo realmente
e dove il nostro passo è diretto.

Solo la voce che interrogando guizza
si alza ancora sulle cose e resta in aria sospesa,
anche se le granate l’hanno ormai ridotta
come una lacera bandiera,
come una nuvola squarciata.

Vedi, anche noi compiamo rovesciandolo
il cammino dei fiori:
da un calice iniziare tripudiante di luce,
scender giù con lo stelo sempre più cupo,
arrivare nella chiusa terra e attendere un poco,
e finire, radice, nel grembo, nell’oscuro.

(da Poesie, Crocetti, 1993 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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Il poeta israeliano Yehuda Amichai amava trasformare il privato, la situazione personale, la sua stessa sensibilità, in un’esperienza comune. Considerava che “le poesie offrono una risposta umana alla realtà”. Così la libertà dei pensieri e dei sogni resta viva e resiste in un mondo di aerei militari e di granate: la voce dell’umano sentire continua a levarsi mentre la vita scorre.

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Fiore

FOTOGRAFIA DA “WHAT’S IN YOUR GARDEN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il pensiero costituisce la grandezza dell'uomo.
BLAISE PASCAL, Pensieri



YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.



venerdì 8 dicembre 2017

Rose rosse dei tuoi valzer


HERMANN HESSE

CHOPIN

Spargi ancora a profusione
su di me i gigli pallidi,
grandi gigli dei tuoi canti,
rose rosse dei tuoi valzer.

E il respiro intessi greve
del tuo amore, che appassendo
dà profumo e del tuo orgoglio
garofani di fuoco flessuosi.

1897

(da Lieder romantici, 1899 - Traduzione di Mario Specchio)

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Il Premio Nobel tedesco Hermann Hesse (1877-1962) è più efficace nei suoi testi letterari. La sua opera poetica guarda più al romanticismo del passato che alle avanguardie: “Voleva comporre versi che fossero come la musica di Chopin” scrive Alois Prinz, inseguiva nei suoi versi “la musica di un linguaggio creativo che si trasformasse in vibrante simbolo del mondo e della vita”. Questa musica di Chopin che diventa una valanga di fiori “apre il mondo delle immagini, il mondo dell’anima”, quello che secondo lo stesso Hesse è il compito della poesia.

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Rosa

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Il principio di ogni arte è l'amore; valore e dimensione di ogni arte vengono soprattutto determinati dalle capacità d'amore dell'artista.
HERMANN HESSE



Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero, è stato insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946. Celebri i suoi romanzi Siddhartha, Peter Camenzind, Demian, Il lupo della steppa.


giovedì 7 dicembre 2017

Il tufo e i grattacieli


GIANCARLO MAJORINO

O MIA CITTÀ

O mia città vedo le porte gli archi
che un tempo limitavano il tuo cauto
intrecciarsi di case strade parchi
oggi spezzarti come una frontiera
o come una catena di pontili
congiungere le tue zone più vili
ai box del centro dove grandi banche
rivali o consociate in busta chiusa
dan vita o morte in crediti d’usura
legate col cordone ombelicale
del capitale e in loro trasformate
e quelle in queste ritmica simbiosi
le sedi razionali dell’industria
con l’asino alla mola e i nuovi impianti
la rapida salita la discesa
più rapida la sedia dei trent’anni
intorno curve schiene di negozi
la Galleria col tronco fatto a croce
in fondo oltre la Scala la gran piazza
Cavour congestionata la questura
la pietra dell’Angelicum trapassi
violenti e luminosi in via Manzoni
il tufo è ancora base ai grattacieli?

(da La capitale del Nord, 1959)


7 dicembre, Sant’Ambrogio, patrono di Milano. Ed ecco una poesia che il poeta Giancarlo Majorino dedicò alla sua città sul principio del boom economico, quando cominciavano a sorgere i grattacieli e il terziario avanzava a discapito dell’agricoltura: le nuove attività industriali e finanziarie davano vita a un mutamento inesorabile. La domanda finale, sessant’anni dopo, sembra superata: l’antico e il moderno, con i nuovissimi grattacieli, a Milano sono riusciti a fondersi armoniosamente, come dimostra la fotografia qui sotto. Quanto alla società, be’, quello è un altro discorso…

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View of Milan`s  business district from “Duomo di Milano”.

FOTOGRAFIA © F1 DESTINATIONS

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LA FRASE DEL GIORNO
Milano rimane pur sempre l'unica metropoli internazionale d'Italia.
PHILIPPE DAVERIO, Corriere della Sera, 12 novembre 2010



Majorino

Giancarlo Majorino (Milano, 1928) è un poeta italiano che fa parte della "Generazione degli anni trenta". Tradotto in inglese, francese, russo, spagnolo, figura in più antologie straniere; suoi testi e saggi interpretativi sono apparsi su riviste italiane e su alcune riviste straniere. Numerosi i suoi testi teatrali.


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